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La storia - parte seconda
 
Bisogna tuttavia attendere il primo millennio per veder emergere dalle brume della storia il nome di Crema insieme con la comparsa sulla scena politica italiana di un nuovo protagonista: il libero comune. Le città infatti in questo periodo, scomparsa da tempo la minaccia delle invasioni barbariche, superata la fatalistica rassegnazione al millenarismo e spronate dai segni di decadenza del sistema feudale e dagli evidenti limiti dell’economia curtense, tornarono a rifiorire e a popolarsi grazie alle attività commerciali e artigiane (istituzione di fiere e mercati). Dal progressivo degrado degli istituti feudali trasse vantaggio una nuova classe sociale, la borghesia cittadina, che seppe organizzarsi in potenti associazioni d’arte (le corporazioni) con cui ottenne poteri politici ed economici sempre più importanti fino a raggiungere un’effettiva indipendenza dal “signore” e a imporre le nuove strutture comunali.
Di questo clima beneficiò anche il castrum Cremæ, località fortificata a ridosso della linea delle risorgive della pianura padana che, sfruttando la sua invidiabile posizione geografica favorita dalla viabilità terrestre e fluviale, potenziò e consolidò le proprie attività mercantili divenendo rapidamente il centro d’attrazione e di potere per tutto il territorio circostante, racchiuso nei non ben definiti confini dell’Insula Fulcheria dove non risulta che il feudalesimo abbia avuto specifica rilevanza, e attirando l’interesse e l’attenzione delle assai più potenti città vicine (Milano e Cremona).
Anche se l’esistenza dell’Insula Fulcheria è documentata ufficialmente solo a partire dal 1040 e quella di Crema dal 1072, già in precedenza quel territorio e soprattutto il suo principale insediamento in rapida crescita e sviluppo (com’è testimoniato dalla presenza di un impianto difensivo e, in breve volgere di tempo, di un Duomo dalle dimensioni simili alle attuali e dei borghi di San Pietro, San Benedetto e San Sepolcro), dovevano costituire un elemento di primaria importanza per le esigenze di espansione commerciale dei milanesi, che non a caso in quegli anni diedero un notevole contributo al popolamento della località.
La “fortezza” cremasca rappresentava infatti una testa di ponte fondamentale nella strategia di avvicinamento al Po (e quindi al mar Adriatico) che Milano stava perseguendo con tenacia e ostinazione, suscitando l’inevitabile ostilità delle altre città che sui traffici del grande fiume e dei suoi principali affluenti avevano costruito le proprie fortune. Così, nel 1098 le fortificazioni cremasche furono utilizzate nel primo di una lunga serie di scontri armati con Cremona, decisa a far valere con ogni mezzo la propria giurisdizione sull’Insula Fulcheria, concessale dall’imperatore Enrico III nel 1055 e rinnovata da Matilde di Canossa nel 1098.
L’alleanza con Milano e l’inimicizia con Cremona e Lodi furono un tema costante della politica cremasca nel corso di tutto il XII secolo, caratterizzato dagli sforzi dei comuni lombardi per affermare la propria autonomia nei confronti degli imperatori tedeschi. Già nel 1132 Lotario II di Supplimburgo, sceso in Italia per essere coronato imperatore da papa Innocenzo II, aveva vanamente assediato Crema per un mese ma, con l’elezione di Federico I di Hohenstaufen detto il Barbarossa, l’impero germanico ritrovò la propria unità e poté impiegare notevoli forze nel difficile compito di restaurare l’antica autorità sia sugli indocili comuni dell’Italia centrosettentrionale sia sul papato.
alcuni resti dell'antica cinta muraria, viste dall'interno del campo di MarteNella sua prima discesa in Italia (1154-55) Federico Barbarossa, dopo aver messo a ferro e fuoco Asti, raso al suolo Tortona e mandato al rogo il ribelle Arnaldo da Brescia, venne incoronato imperatore da papa Adriano IV. Nel corso della sua seconda discesa (1158-62), con l’aiuto dei cremonesi e dei lodigiani strinse d’assedio i comuni ribelli di Crema (dal luglio 1159 al gennaio 1160) e di Milano, sconfiggendoli, abbandonandoli al saccheggio e radendoli al suolo. L’assedio di Crema fu contrassegnato da numerosi atti di ferocia e crudeltà compiuti da entrambe le parti in lotta; in particolare si ricorda il barbaro episodio degli ostaggi cremaschi che il Barbarossa ordinò di legare nudi alle torri d’assedio nella falsa speranza di poterle avvicinare alle mura nemiche senza che i cremaschi avessero il coraggio di respingerle nel timore di colpire i propri familiari e concittadini. Il tragico espediente non ebbe però l’effetto desiderato dagli assedianti e si tramutò in un’orrenda carneficina.
Nonostante le gravi sconfitte subite, i comuni italiani non rinunciarono a proseguire la lotta per le proprie libertà e, forti del sostegno di papa Alessandro III che aveva lanciato la scomunica contro il Barbarossa, seppero superare divisioni e diffidenze reciproche per riunirsi nella Lega Lombarda (giuramento di Pontida, 1167), dare avvio alla ricostruzione di Milano e ottenere nella battaglia di Legnano (1176) una decisiva vittoria sull’imperatore. La successiva pace di Costanza (1183), oltre al riconoscimento ufficiale della Lega Lombarda, sancì anche il buon diritto dei comuni alla propria autonomia nell’elezione dei magistrati, nel godimento dei proventi delle imposte e nella facoltà di battere moneta.
Milano se ne avvantaggiò consolidando il proprio ruolo di guida nell’ambito del movimento comunale e Crema, sua fedele alleata, ne beneficiò concretamente due anni dopo, nel 1185, quando il Barbarossa, nella sua sesta e ultima discesa in Italia, revocò l’editto di Lodi del 1162 con cui aveva vietato la ricostruzione della città e delle sue fortificazioni.
 
 


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Data ultimo aggiornamento: 11/02/2010
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