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La storia

a cura del Servizio Attività culturali e turistiche

 

In origine infatti tutto il territorio cremasco era sommerso dalle acque che, ritirandosi, lasciarono progressivamente posto alle terre emerse. Fra queste andò sempre più definendosi l’Insula Fulcheria o Fulcherii che, come sta a indicare il termine “insula”, rimase comunque circondata per lungo tempo da una grande palude chiamata lago (e talvolta anche mare) Gerundo.
Gli attuali fiumi Serio, Adda e Oglio, i numerosi canali e rogge del Moso (il territorio a nordovest del centro abitato di Crema, che più a lungo e in maggior misura ha conservato gli antichi caratteri di acquaticità) e la serie di fontanili (ancor oggi attivi, almeno in parte) da cui emergono in superficie le falde idriche del sottosuolo sono il retaggio delle originarie paludi. Una naturale evoluzione portò quelle acque a scorrere in modo più ordinato e a scavarsi un letto meno incerto formando e delimitando un territorio decisamente fertile. L’acqua diventò allora una preziosa risorsa per gli abitanti dei luoghi, utile per le coltivazioni, come via di comunicazione e come elemento naturale di difesa.
 

Il popolamento della zona si può far risalire al quarto millennio a.C., come dimostrano i ritrovamenti di alcuni esemplari di fauna (Bisonte antico, cervidi) e di manufatti in buona parte conservati nel Museo civico di Crema (frammenti di pietra lavorata, punte di frecce, asce in pietra).

Le successive testimonianze in bronzo e i reperti ceramici consentono di risalire ad alcune popolazioni che si stabilirono sul territorio cremasco in epoca preromana: i liguri, i veneti e sicuramente le varie etnie celtiche di insubri e cenomani.
Nel III secolo a.C. i romani sconfissero le tribù insediate nella Gallia Cisalpina e ne occuparono le terre deducendo proprie colonie a Milano, Bergamo, Treviglio, Lodi, Piacenza, Pavia, Cremona. La loro presenza in area cremasca nei secoli successivi è documentata da testimonianze diffuse, che divengono più consistenti nell’epoca tardoimperiale. In proposito va ricordato che la vicinanza di Milano, capitale dell'impero dal 286 al 402 d.C., diede sicuramente impulso a uno sviluppo demografico ed economico del territorio, di cui beneficiò soprattutto Palazzo Pignano che si affermò come un importante insediamento: nell'attuale sito archeologico sono stati recuperati i resti di una villa tardoromana con edificio cultuale e forse di un più vasto complesso (ben documentati in un'apposita sala del Museo civico di Crema).
 
Secondo la tradizione, la fondazione della città di Crema risalirebbe al 15 agosto 570 quando, di fronte alla minaccia rappresentata dall’invasione longobarda, gli abitanti della zona trovarono rifugio nella parte più elevata dell’“isola della Mosa”, approntandola a difesa sotto la guida prima di Cremete, conte di Palazzo, e poi di Fulcherio. Da questi due personaggi deriverebbero perciò i toponimi Crema e Insula Fulcheria.
Oggi tuttavia gli studiosi sono assai più propensi a ritenere che si sia verificato esattamente il processo inverso, e cioè la creazione delle due figure eponime a partire dalla denominazione dei luoghi, e sottolineano, pur con tutte le cautele del caso, la ridotta attendibilità della tradizione storiografica sulle origini di Crema, ricalcata troppo da vicino su quella della nascita di Venezia ed elaborata proprio nel periodo in cui la città faceva parte dei possedimenti della Serenissima Repubblica (dal 1449 al 1797).
Numerose e di varia natura sono in ogni caso le interpretazioni etimologiche dei due toponimi: rifacendosi al greco, cremàs significherebbe erta, così come Fulcherii deriverebbe da fülàrkos, cioè comandante di una fülé, tribù. Secondo altri il nome Crema sarebbe un’abbreviazione di Cremona e c’è chi lo pone in stretta relazione con la distruzione di quella città per mano dei longobardi di re Agilulfo (603). Altri ancora si rifanno a Cremna, città della Panfilia, i cui abitanti sarebbero migrati in Italia nel 1500 a.C. Sul versante latino ci si rifà al verbo cremare, bruciare, per cui Crema sarebbe sorta sulle ceneri di qualche luogo vicino (Palazzo Pignano?) dato alle fiamme. Tornando al greco, krema starebbe per negozio o mercato; né mancano le ipotesi di fondazione celtica o etrusca.
 
Il fatto certo è che, stando almeno ai documenti, i nomi di Crema e di Insula Fulcheria appaiono solo a partire dalla metà dell’XI secolo. Per cui, come attorno al nome, così anche attorno alle origini della città e del territorio circostante si continuano ancor oggi a nutrire molte incertezze e a dibattere diverse ipotesi.
In ogni caso già dall’età tardoimperiale appare verosimile l’esistenza di una qualche forma di insediamento (dapprima forse solo commerciale o militare e successivamente abitativo) in una posizione dominante rispetto alle acque circostanti (viste di volta in volta come elemento insalubre e ostile a uno stanziamento oppure, al contrario, sotto l’aspetto favorevole di difesa naturale e di via di collegamento) e collocato all’incrocio delle linee di comunicazione nord-sud ed est-ovest (Bergamo-Piacenza, Milano-Cremona, Brescia-Pavia) che, per certi versi, s’innestano sulle direttrici della centuriazione romana.
La presenza longobarda in territorio cremasco ha lasciato comunque ampie tracce di sé, oltre che nella toponomastica (suffissi in “-engo” di vari paesi del circondario), anche attraverso una nutrita serie di reperti diffusi sul territorio (particolarmente significativi quelli dei sepolcreti di Offanengo e Ricengo) e conservati nelle collezioni del Museo civico di Crema
Nello stesso Museo sono custoditi anche vari esemplari di piroghe, presumibilmente di epoca altomedievale, recuperate nei greti dei fiumi Adda e Oglio e ottenute tramite escavazione dei tronchi d’albero. Tali imbarcazioni primitive sono la testimonianza dell’importanza dei corsi d’acqua per le popolazioni rivierasche, che li impiegavano abitualmente non solo per la pesca, ma anche per i trasporti e le comunicazioni, per le attività produttive e commerciali, traendone sostegno e vantaggio economico.
Il dominio longobardo in Italia ebbe termine con l’avvento dei franchi di Carlo Magno (VIII secolo), che svilupparono ulteriormente il precedente sistema curtense fondato sulla servitù della gleba ridando importanza al latifondo e alla signoria territoriale (feudo), che aveva nel castello del feudatario il proprio centro vitale. Di converso regredirono la posizione politica e il rilievo economico delle città, mentre notevole potenziamento ebbero i monasteri che, inizialmente concepiti come luoghi di isolato eremitaggio, divennero invece importanti centri per la conservazione e la diffusione della cultura e, grazie alla rivalutazione del lavoro manuale (l’ora et labora della regola benedettina), anche sicuri punti di riferimento in campo economico (in particolare per l’agricoltura) e sociale.
 
 

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Data ultimo aggiornamento: 11/02/2010
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