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Mercoledí
18 Luglio 2018

La sezione di Arte organaria

Nel maggio del 2015 presso il Museo civico di Crema e del Cremasco è stata inaugurata la sezione dedicata alla tradizione organaria, hce illustra le storia e le modalità operative di una delle attività di artigianato artistico che caratterizzano il tessuto produttivo cremasco.

 

 

Sala 1. La tradizione organaria cremasca: storia e figure significative

 

 

La più antica testimonianza della presenza di organi sul nostro territorio risale al 1465, anno in cui venne restaurato l’organo della Chiesa Maggiore che oggi è la Cattedrale di Santa Maria Assunta. In questa stessa chiesa, nel 1489 si decise di ricostruire l’organo introducendo un’importante innovazione: la suddivisione delle canne in registri. L’incarico venne conferito a Bartolomeo da Brescia, il capostipite della celebre famiglia Antegnati, per cento lire imperiali.

Dopo questo intervento l’organo rimase in funzione per circa 30 anni, ma nel 1519 venne commissionata la costruzione di un nuovo organo ad un certo Messer Battista artigiano, identificabile con buona probabilità con l'organaro bresciano Giovanni Battista Facchetti (1475 ca. - dopo il 1555) figura di primo piano nella storia organaria rinascimentale, che completerà il lavoro nel 1523. Nello stesso anno lo strumento venne ornato con intagli, dorature e pitture ad opera del maggior pittore locale, Vincenzo Civerchio di cui tuttora sopravvivono le portelle dipinte per chiudere l'organo. Nel 1525 inoltre si formulò la richiesta di aggiungere all'organo i registri di “tromboni, pifferi e cornamuse”. Questa resterà la più antica testimonianza nella storia organaria italiana della presenza di registri ad ancia.

Nel XVII secolo l’attività organaria è caratterizzata dall’attività di un’altra celebre famiglia organaria lombarda: i Serassi di Bergamo. Nel cremasco, in particolare Giuseppe I (1693-1760) ed Andrea Luigi (1725-1799) e Giuseppe II (1750-1817), essi posero il più grande numero di strumenti dopo il territorio bergamasco da cui provenivano.

Nel XIX secolo il patrimonio organario venutosi a creare necessitava di essere mantenuto in efficienza con una costante opera di manutenzione, da questa esigenza sorsero le prime imprese locali. Nel 1850 Giuseppe Franceschini fonda a Crema la propria bottega. Presso la bottega Franceschini apprese i rudimenti dell’arte organaria Pacifico Inzoli (1843-1910), figura di grande importanza per lo sviluppo della tradizione organaria cremasca. Dopo l’apprendistato presso i Cavalli di Lodi ed i Fratelli Lingiardi di Pavia, Nel 1864 Inzoli avviò quella che sarebbe diventata la più importante fabbrica d’organi locali. A partire dagli anni ’90 Inzoli elabora un nuovo tipo di strumento dove i registri non sono divisi in Bassi e Soprani, ma percorrono l’intera estensione della tastiera , con due tastiere e la pedaliera a 27 note reali importata dall’estero.

Nella fabbrica del cavalier Pacifico Inzoli si formeranno valenti artigiani che avrebbero poi avviato altre botteghe autonome: Agostino Benzi, Giovanni Riboli, Andrea Nicolini e soprattutto Giovanni Tamburini.

  • Agostino Benzi(1872-1959) iniziò la propria attività partire dal 1905 lavorando insieme a Giuseppe Franceschini, ottimo accordatore, con il quale costituì la fabbrica d’organi Benzi e Franceschini. Le loro opere si possono apprezzare per la buona fattura e la qualità artigianale dei manufatti. I loro strumenti sono tutti a trasmissione pneumatica tubolare dotati di somieri a pistoni. Nel pieno della notorietà la ditta cambia sede nel 1925 e qualche anno dopo diventa “Ditta Benzi & Figli”. Dopo la guerra l’eredità passò ai figli a cui si deve l’organo della chiesa del Sacro Cuore di Crema Nuova.

  • Giovanni Riboli si fece apprezzare soprattutto per la capacità di restaurare alla perfezione organi antichi, anche quando erano ritenuti irrecuperabili da altri organari. Riboli dette prova di queste capacità anche con il restauro dell’organo di Monte Cremasco. Egli costruì anche organi nuovi, nessuno in territorio cremasco, per cui ricevette ampi consensi.

  • La ditta di Andrea Nicolini (1891-1963) fu attiva nel territorio costruendo alcuni organi di pregevole fattura quali l’organo della chiesa parrocchiale di Rubbiano, e di Santo Stefano in Vairano e il rifacimento di alcuni organi storici come il Serassi della chiesa parrocchiale di San Michele. Egli è un’esimia figura di organaro, anche se la rinomata ditta non ha trovato qualcuno che ne continuasse la buona fama acquisita dal fondatore.

  • La più importante fabbrica d’organi del secolo scorso, rinomata sia in Italia che all’estero, fu quella fondata da Giovanni Tamburini (1857-1942) nel 1903. La produzione della ditta ebbe modo di esprimersi con la costruzione di organi monumentali per sedi prestigiose arrivando ad avere intorno agli anni ’60 circa un centinaio di dipendenti. La ditta fu tra le prime in Italia a riscoprire e valorizzare la trasmissione meccanica ed il ritorno a sonorità ispirate agli organi storici dei quali venivano compiuti i primi restauri. Costruendo importanti realizzazioni secondo questi nuovi ideali musicali: Santa Maria dei Servi a Bologna, l’ex sala dei concerti dell’Istituto Musicale Folcioni a Crema, ed il conservatorio di Piacenza.

  • Anche la Ditta Inzoli rimane tutt’ora operativa: il testimone è passato alla famiglia Bonizzi che rilevò l’attività negli anni ’70. Questa azienda ha realizzato strumenti nuovi sia a trasmissione elettrica che meccanic

    a ed intrapreso a partire dagli anni ’80 un’importante campagna di restauro sugli organi storici. A loro si devono l’organo per il Santuario di Nostra Signora della Guardia in Genova-Bolzaneto (GE), quello per la Chiesa Santa Maria Assunta in Ombriano di Crema (CR), per la Chiesa S.Biagio in Izano (CR), per la Chiesa S.Carlo in Crema (CR) e per la Cattedrale S.Pietro in Frascati (RM).

 

Parallelamente alle botteghe organare trova grande sviluppo nel territorio anche l’attività dei cannifonisti cremaschi che forniscono le canne degli organi ad importanti ditte sia in Italia che all’estero: Riboldi, Bergamaschi, Scotti e Denti. Oggi l’attività viene continuata da queste ultime due ditte. La produzione in proprio delle canne è sempre stata praticata nella tradizione organaria cremasca in particolare da Pacifico Inzoli.

Attualmente l’attività organaria cremasca sopravvive grazie all’attività della ditta Inzoli Cav. Pacifico dei fratelli Bonizzi ed alla ditta Giovanni Tamburini di Saverio Anselmi Tamburini.

 

 

Una panoramica della sala 1

 

 

 

 

     

 

Un particolare della sala 1

 

 

 

Sala 2. Le fasi della costruzione di un organo

 

 

 

La fusione

La maggior parte delle canne per organo, solitamente, si ricavano da una lega di piombo e stagno; la percentuale di quest'ultimo materiale vari a dal 5% al 97%, secondo la resa fonica e visiva che si vuole ottenere.

La fusione avviene a 300° circa e a discrezione dell'occhio attento del cannifonista. Si deve prestare particolare attenzione alla purezza dei materiali impiegati e l'intera procedura di fusione deve essere eseguita con la massima cura. I contenitori, le procedure di accensione e tenuta delle temperature sono elementi fondamentali per ottenere un metallo solido in grado di fornire la giusta risonanza.

I pani di stagno e di piombo vengono messi a sciogliere in un forno fusorio.

Il metallo fuso, comunemente chiamato lega, viene versato in una cassetta di legno fatta scorrere su di un banco di marmo ricoperto da un telo di Nomex (tessuto ignifugo).

La lega liquefatta, fuoriuscendo dal retro della cassetta, viene stesa fino ad ottenere una lamina la cui larghezza e lunghezza sono equivalenti alle dimensioni del banco di fusione.

Dopo circa 10 minuti, il tempo necessario per il raffreddamento, la lastra solidificata viene arrotolata.

 

Le lastre

La lavorazione successiva consiste nell'assottigliare la lastra fino ad ottenere lo spessore desiderato.

Lo spessore è determinato dal registro che si vuole produrre.

In passato questa fase della lavorazione era effettuata a mano. Inizialmente le lastre venivano lamate per mezzo di lame in acciaio che spinte manualmente asportavano il materiale in eccesso; in un secondo momento si è passati alla trafilatura con l'impiego di una trafila (macchinario composto da due rulli sovrapposti) le lastre venivano fatte passare più volte fino al raggiungimento dello spessore richiesto.

Oggi il procedimento è realizzato con l'utilizzo di un tornio su cui viene fissata la lastra poi calibrata con delle punte che provvedono a levigarne la superficie fino ad ottenere uno spessore uniforme.

Successivamente le lastre lavorate vengono verniciate con una terra rossa protettiva.

Con l’utilizzo di particolari dime e tabelle di conversione diametro/circonferenza, vengono segnate sulla lastra le dimensioni del corpo della canna e dei relativi piedi.

Una volta tracciata la forma del corpo della canna (tuba) si segna su di essa la larghezza della bocca sempre proporzionale alla circonferenza.

Le lastre tagliate vengono ripulite con l’utilizzo di un composto di carbonato di calcio e successivamente verniciate con della terra refrattaria lungo i due lati prossimi alla saldatura, al fine di proteggere la tuba e il piede dal rischio di surriscaldamento e bruciatura durante la fase di saldatura.

 

L'arrotolatura

I fogli tagliati vengono quindi avvolti intorno ad un’anima di legno o di ferro e sagomati a guisa di cilindro (nel caso dei piedi a guisa di cono) percuotendoli con un piccolo asse di legno.

Per quanto riguarda le canne di grandi dimensioni, l’arrotolatura viene effettuata con l’impiego di apposite calandre e di forme e contro forme costruite ad hoc.

Terminata l’arrotolatura della tuba e del relativo piede si procede separatamente alla loro saldatura.

Si ottengono così un cilindro (tuba) ed un cono (piede).

Si salda al cono l’anima: una piastrina di metallo dalla percentuale di stagno che varia dal 70% al 10%. Successivamente si passa all’unione della tuba. Come per le precedenti fasi anche questo procedimento prevede la preventiva tintura, con terra rossa, delle parti da saldare.

Ora la canna ha preso forma, viene quindi ripulita dalla terra mediante una macchina ad ultrasuoni che permette lo scioglimento della sostanza protettiva senza arrecare danni al metallo. Per le canne di grandi dimensioni, per ovvie ragioni di volume, si procede al lavaggio manuale.

L’operazione finale prevede un’accurata lucidatura effettuata manualmente per le canne piccole e con l’impiego di una macchina ad hoc per le canne di grandi dimensioni.

 

I mantici

I mantici sono serbatoi realizzati in legno con giunzioni in pelle di agnello ed hanno il compito di mantenere costante la pressione del vento prima di inviarla al somiere.

Le tipologie di mantice più note sono:

  • a cuneo, con apertura “a libro”

  • a lanterna, a tavole parallele

  • a vasca

Attualmente la produzione dell’aria è affidata all’elettroventilatore.

Nel caso dei mantici a cuneo, anticamente il vento era prodotto dagli stessi mantici, che venivano azionati manualmente per mezzo di stanghe, corde o carrucole; in quelli a lanterna invece l'aria era prodotta dalle pompe (piccoli mantici) mosse da sistemi di azionamento manuale a stanga, ruota o manovella.

 

Il somiere

Il somiere è una cassa costituita da separatori, secreta, ventilabri e ventilabrini e chiuso ermeticamente sia nella parte superiore che in quella inferiore da strisce in pelle o legno con borsini in pelle.

Nei separatori che lo costituiscono sono collocati i fori che alimentano le canne disposte in file omogenee per timbro.

Le canne sono tenute in posizione verticale dal crivello, una tavola in legno, cartone o cuoio, forata, posta al di sopra del somiere.

Esistono differenti tipologie di somiere:

  • a vento ed a tiro (meccanici), dove il passaggio dell’aria nelle canne avviene tramite i ventilabrini aperti dai pettini o stecche forate a scorrimento;

  • a valvole cuneiformi e a membrane (pneumatici) ed elettrici con applicazione di relais.

 

La trasmissione

La trasmissione è l’insieme di tiranti, bacchette in legno, leve snodi, squadri e giunti che servono ad azionare gli elementi della tastiera e della pedaliera.

Nella trasmissione pneumatica questi elementi sono sostituiti da tubi in piombo, piccoli mantici e membrane in pelle che tramite l'azione dell'aria mettono in movimento i pistoni o le valvole presenti nel somiere pneumatico.

Nella trasmissione elettro-meccanica i tiranti sono sostituiti da dispositivi elettrici; in quella elettropneumatica sono i tubi e parte di manticetti e membrane a lasciare il posto a particolari elettrici.

Nella trasmissione elettrica ed elettronica il relais è posto direttamente sotto ogni canna e viene mosso direttamente dalla tastiera o dalla pedaliera, con la mediazione di una centralina.

 

 

La sala 2

 

 

 

Un particolare della sala 2